Trasparenze è finito, la balena si è inabissata, tutto è tornato alla normalità. È tempo per noi Konsulta di tirare le somme e di guardare indietro per fare una panoramica su quello che abbiamo vissuto in questi quattro intensi giorni di Teatro.

“Diventa un non luogo, qualcosa di surreale, quelle lucine che illuminano i tendoni, quelle musiche che ti accolgono a braccia aperte e quei sorrisi, stampati sui volti delle persone ti fanno sentire a casa. (…) è quel momento che vorrei non finisse mai, quel posto dove mi sento a mio agio, dove sto bene, ma bene veramente, dove non ho paura, dove le mie emozioni e i miei sentimenti si sentono protetti.”
“Mi sono sentita davvero bene, mi sono sentita a casa (non mi succede spesso). All’inizio non ero convinta di voler partecipare a questa esperienza perché non conoscevo quasi nessuno e non sono proprio una a cui piace lanciarsi.. ma per fortuna che l’ho fatto!”
“Questo è stato l’anno trasparente delle connessioni delle citazioni e degli specchi delle nostre vite.”
“Quest’anno mi sono immedesimata molto di più, mi sono nutrita di queste Trasparenze pur avendo partecipato meno nell’organizzazione. E mi sto portando dentro ogni spettacolo. Si è creato uno spettro da queste Trasparenze.”
La Konsulta su Trasparenze4

La Konsulta coi ragazzi di Nuovo Cinema 500

Il contest, che quest’anno comprendeva una sezione “Foto” e una Sezione “Video” ha acceso gli animi e la competitività. Lo scopo era molto semplicemente quello di raccontare il festival dal punto di vista della Konsulta. Cinque squadre hanno scattato e girato in tutti i luoghi del festival e alla fine sono stati decretati tre vincitori: Miglior foto, Miglior video e Premio Stakanov per la squadra più produttiva.

Elisa Lucia Onfiani ha vinto il premio per la Miglior Fotografia.

Non servono tutti i colori, bastano quelli giusti 🍂☀️ #Trasparenze4 #Konsulta

Una foto pubblicata da Elisa Lucia Onfiani 🐋 (@elisaonfiani) in data:

Percorsi smarriti, confusi #Trasparenze4 #Konsulta

Un video pubblicato da GiuseppeDiaferia (@absolutedeception) in data:

Giuseppe Diaferia ha vinto il premio per Miglior Video.

Il Premio Stakanov per la squadra più produttiva è stato vinto dal Team1 composto da Erica Nizzoli, Caterina Vignudelli e Sonia Rodanò.

#trasparenze4 #konsulta

Una foto pubblicata da caterina vignudelli (@unza_vignu) in data:

Il Konsulta Corner si è trasformato in un luogo di confronto, dove i ragazzi si sono scambiati idee, opinioni e sensazioni sugli spettacoli visti. Oltre che luogo di confronto anche luogo di incontro: ogni giorno ha portato con sé un’occasione di scambio e di discussione con alcune delle compagnie che hanno presentato i loro spettacoli al festival. Così la Konsulta ha fatto quattro chiacchiere con il Collettivo SCH, ha passato un pomeriggio in compagnia di Officine Tesla, un fine serata con Ondadurto Teatro, ha fatto un aperitivo con Generazione Disagio e una foto e tante domande a Nuovo Cinema 500.

Back to when la #Konsulta incontrava quei pazzi di @generazionedisagio al Konsulta corner 😊 #Trasparenze4

Una foto pubblicata da Elisa Lucia Onfiani 🐋 (@elisaonfiani) in data:

Un altro incontro molto stimolante è stato quello con Armando Punzo, fondatore della Compagnia della Fortezza. Ha parlato al pubblico di Teatro Sospeso di come sia possibile cancellare il carcere grazie al Teatro. La Konsulta era in prima fila ad ascoltarlo.

Non sono mancati anche quest’anno i commenti su Whatsapp. Da tre aggettivi a dieci righe di commento, ognuno ha detto la sua sugli spettacoli della giornata.

“Alla pancia mi è arrivato a pugni”
“Non è stato volgare, non è stato sensuale, è stato cazzuto”
Su FAK FEK FIK – Le tre giovani – WERNER SCHWAB! di Collettivo SCH

“Teneramente perfetto, quasi un sogno, un racconto narrato con passione”
Su La prossima stagione di Michele Santeramo

“Mi sono innamorata”
Su Secret Sound Stories di V XX ZWEETZ

“Mi ha preso, colpito e distrutto lentamente l’anima”
Su Made in China – Postcards from Van Gogh di Leviedelfool

“Magnifico, magnetico, incantevole”
Su Parashurama di Mario Barzaghi/Teatro dell’Albero

Tutte le immagini e i video pubblicati dalla Konsulta li potete trovare in questo Storify, il diario visivo che racconta questi intensi giorni di festival.

Ed ecco tutti i commenti spettacolo per spettacolo che di notte e di giorno riempivano il gruppo Whatsapp della Konsulta.

Su La prossima stagione di Michele Santeramo

“Che infinita tenerezza. Bellissime le illustrazioni: l’uso dell’acquerello l’ho trovato fondamentale per raccontare questa storia. Fosse stata tempera già non sarebbe stata la stessa cosa, gli ha conferito immensa poesia, come se fosse un po’ un sogno, lui era il nostro cantastorie che raccontava ed era i due personaggi e lo faceva benissimo. Io ho pianto! Mi sono emozionata moltissimo alla fine. E non spaventiamoci per questo futuro, possiamo renderlo migliore di qualsiasi previsione. Facciamola la rivoluzione e non smettiamo di comprare i pomodori! Comunque! Viva l’amore e tutte le sue fasi.”
“Mi è piaciuto molto. Il tema della tenerezza era centrato al massimo. E nel contesto della casa circondariale assumeva un significato ancora più importante. Bellissima esperienza, veramente intensa.”
“Dolcissimo, molto coinvolgente, tenero. Un prolungamento in linea con l’idea che ho avuto dell’autore, altrettanto dolce e tenero nel suo commento finale. Performer eccezionale, espressioni pazzesche, gran presenza scenica.”
“Tenerezza e amore, è quello che è riuscito a trasmettere e a far arrivare. Una dolce storia d’amore, sincera e spoglia, spoglia da vincoli e tradizione. Semplicità nelle parole, nei discorsi, nelle immagini, nei gesti, nel messaggio che alla fine di tutto è arrivato, dritto senza ostacoli. Teneramente perfetto, quasi un sogno, un racconto narrato con passione.”
“È riuscito ad essere tenero e delicatissimo nel modo, ma davvero forte nel messaggio. Il fatto, poi, che l’abbia portato in carcere, in un ambiente così, che tutto si aspetta tranne la tenerezza è stato straordinario.”
“Angoscioso, commovente, tenero. Una storia che mi ha toccato nel profondo. In quanto giovane donna posso solo essere affascinata e trepidante per il futuro che mi sta davanti, uno spettacolo così riesce a dare la consapevolezza a una sognatrice come me che nulla di felice è dovuto ma che ogni cosa può avere difetti e provocare tristezze. E la tenerezza che nasce da situazioni come quelle che Viola e Massimo vivono per tutto lo spettacolo ti lascia la sensazione che nulla è perduto, che c’è qualcosa di vivo anche quando tutto sembra morto.”

Su FÄK FEK FIK – Le tre giovani – WERNER SCHWAB! di Collettivo SCH

“Fantastico. Le luci sono la prima cosa che ti prende… brulicanti, favolose. Non illuminavano la scena, erano la scena. Poi mi ha colpito la “jam session” in parallelo alle battute, i movimenti e i silenzi. A volte mi incantavo a guardare le mani del ragazzo che suonava, tanto facevano parte dello spettacolo. Le tematiche erano pese, ruvide, risultava impossibile – almeno a me – non soffrire un po’ con loro. Le tornerei a vedere ancora e ancora. E vorrei un mp3 del tema principale.”
“É stato davvero un caos per quel che mi riguarda, non capivo mai se le storie si mescolavano o rimanevano separate. A volte non ci capivo nulla e basta. Ma non importa in realtà. Sono state una bomba. Alla pancia mi é arrivato tutto a pugni, anche se poi la risata ci scappava. Coi salamini Beretta la pillola va giù. Fighe, belle da sentire, da guardare. Fuori di testa totali. Mi ha sconfinférata un bel po’.
“Mi è piaciuto molto, erano tutti molto giovani e questo fatto mi ha piacevolmente colpita. Sono riusciti a trasmettere con forza i loro contenuti in un modo molto fresco a mio parere. Anche il finale è stato insolito, ero perplessa sul fatto che fosse realmente la fine. Per me sono stati “tanta roba”.”
“Meravigliose. Delle donne con le palle! Coinvolgente da morire questo correre di qua e di là, questi salti continui tra un personaggio e l’altro, tra un posto e l’altro, questo ritrovarsi, il loro parlarsi. Intrigante, affascinante, connesso, coerente. Queste tre donne mi hanno completamente rapita con la loro forza. Nude fino in fondo, a pochi metri da chiunque: uomini, donne, padri, madri, giovani, amici loro. Come a dire: “guardami e a me che cazzo me ne frega. Sono fiera di ciò che sono, specialmente del mio corpo!”. Da coetanea, non posso che far loro un grande applauso e lasciarmi ispirare.”
“A dir poco fenomenale. Le tematiche scelte sono attuali e potrebbero anche toccarci da vicino. Non era una strana metafora che capisci e non capisci: quello che dovevano dire, quello che volevano dire l’hanno detto, senza girarci intorno. Tre personaggi bellissimi, costruiti benissimo. In alcune frasi dette mi ci sono un po’ riconosciuta, in alcune scene, in alcuni pensieri. In altri ci ho visto persone vicine e in altri ancora nessuno, solo loro.”
“Non è stato uno spettacolo, ma un’intima serata tra amici dove tre ragazze si sfogavano e parlavano di sé, delle loro storie, dei loro problemi e ce li sbattevano con rabbia in faccia. Non erano attrici, erano vere storie raccontate, un immedesimarsi a pieno dentro il personaggio che diventava realtà. Una cruda verità, che alle volte faceva male. Una vera polemica della nostra epoca, dei soldi, del governo, del maschilismo. Schiave della società. Schiave dell’uomo. Nude davanti ai nostri occhi increduli, nude ma vestite, vestite di consapevolezza, di voce. Mi hanno rapito nelle loro storie, intrinseche tra loro, sfacciate, tristi, difficili. Le luci le accompagnavano nei loro discorsi, la musica era discorso proprio. Un unico corpo, unito che diventava tuo. anche se non lo volevi. Non è stato volgare, non è stato sensuale, è stato cazzuto.”
“Non mi sarei mai aspettata che si spogliassero, il che ha contribuito allo stupore dell’essere il primo spettacolo. Mi è piaciuta anche la storia perché riesco a immedesimarmici bene a causa del suo essere composta da situazioni abbastanza comuni e quindi non l’ho sentita troppo lontana da me, ma vicina e per questo comprensibile.”
““Eccezionale” è l’aggettivo che meglio descrive quello che ho percepito. Giovanna, Martina e Arianna mi hanno catturata, mi hanno fatto vivere le loro storie sulla mia pelle, mi hanno capita e spiegata agli altri. Sono tre attrici coraggiose, mi piace pensare che da ora in poi il loro mettersi a nudo sul palco possa essere un esempio da seguire nella mia vita.”

Su Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler di Idiot Savant

“Apprezzabili le citazioni di Skiantos, Bennato e quel “vincere e vinceremo” che paradossalmente era l’unica cosa secondo me non troppo troppo o fuori posto.”
“Inizialmente avevo la faccia completamente aggrottata. E anche in seguito non posso dire che la mia faccia si sia rilassata, e nemmeno i pensieri ammorbiditi troppo, ma in fin dei conti non mi è dispiaciuto. Mi hanno fatto ridere e questo mi basta per pensare che non sia stato poi male. Nonostante questo non posso comunque affermare che mi sia davvero piaciuto. Troppo lungo, e la provocazione su Hitler alla fine era un po’ troppo calcata.”
“Penso che sia stato esageratamente lungo e che questa lunghezza abbia pregiudicato molto il risultato.”
“Non mi è piaciuto. L’ho trovato molto confuso… “confusionante”? Quasi come improvvisato alle volte e l’ho trovato forzato. Battutine razziste, xenofobe, misogine un po’ pese e poco divertenti.”
“L’idea di base era carina: l’artista che può trasformare tutto in arte, anche un omicidio, non era male, ma è stata portata in scena una “cacata pazzesca” (come direbbe Fantozzi). Era tutto troppo. Troppo tempo e troppe battute su Hitler. In più una cosa che sopporto molto poco è quando gli attori escono dal personaggio.”
“Non aveva nulla di grande. Mi ha infastidito l’argomento e il modo con il quale lui insisteva nel ripetermi un nome che da fastidio alla sola pronuncia. Mi hanno infastidito molte delle battute recitate, i discorsi e le situazioni da loro trattate, una confusione che si è trasformata fin da subito irritazione. Sembrerò la classica persona che fa dei gran discorsi perché vanno fatti in certe situazioni, invece semplicemente penso che ci siano modi e modi per parlare di qualcosa e il loro non è stato quello giusto. Non l’ho apprezzato e forse quasi sicuramente neanche capito. Ma forse è meglio così.”
“Troppo lungo e troppo trascurato. Ci sono dettagli che mi hanno distratto per tutto lo spettacolo: il copione letto in scena, i continui errori, le rotture del pathos per fare battutine sull’attore protagonista che sbagliava sempre. Non mi ha raccontato nulla, mi ha lasciato solo un gran fastidio.”

Su Nuovo Cinema 500
“Bellissima idea, carina e tenera. Una 500 cinema che ti dà l’emozione e la sensazione del vero cinema, seppur per pochi minuti. Davvero geniale. Loro poi, dolcissimi e simpaticissimi.”
“Geniale. Un’idea semplice e efficacissima: la 500 ha catapultato migliaia di italiani in una realtà fino all’ora sconosciuta o per pochi ovvero quella di potersi muovere, viaggiare, l’indipendenza. Vederla trasformata in qualcosa che a modo suo ti fa viaggiare e ti dona indipendenza cioè il cinema, è stato qualcosa di più di un cinema dentro una macchina. E c’erano pure i pop corn!”
“Tenerissimo e semplicemente bello. Un’idea che dopo averla sentita mi ha fatto domandare “ma perché nessuno ci aveva mai pensato prima?”. Bella da fuori, bella dentro. Per me è stata una specie di madeleine di Proust, mi ha scatenato una catena di pensieri e ricordi che mi hanno fatto provare tanta tanta tenerezza. I pop corn un tocco di classe.”

Su Walkabout di Carlo infante/Urban Experience

“Mamma mia che bello.”
“Era forse più bello vedere le facce della gente, i movimenti, i sorrisi e i cambi di espressione… bellissimo”
“Forse il contesto non era dei più stimolanti, forse girare solo intorno al quartiere non era il massimo. Ma ho trovato interessante il fatto di poter ascoltare come spettatrice, in quanto poi mi tenevo spesso in disparte. Era un sottofondo non confuso.”
“Fantastico. Idea geniale, semplice, di pancia. Ti lascia un enorme ricco bagaglio anche soltanto aspettando il tuo turno per le cuffie. Io personalmente mi sono incantata a guardare le facce degli altri, i loro movimenti mentre vagavano con le cuffie. Riuscivi a vedere le loro emozioni. Mi è piaciuto da matti.”

Su Emigranti Esprèss di Mario Perrotta

“Interessante la storia. La resa così “radiofonica” a volte ha funzionato a volte no. Mi ha preso solo a tratti. Ma come programma radio spacca. Ho apprezzato poco le parti politiche, le ho sentite come una forzatura, come ce le avesse volute mettere per forza, spingendo.“
“Radiofonico, “menevole”, lungo.”
“Noioso, lungo, e troppo forzato. Ho apprezzato la storia in alcuni momenti (la fine sopratutto) ma non come è stata realizzata e il suo modo di rappresentarlo. “
“Deludente. Avevo grandi aspettative per questo spettacolo che in effetti non è stato propriamente brutto, ma mi aspettavo qualcosa che mi togliesse il fiato. Non mi è piaciuto l’uso delle musiche in alternanza al testo, troppo radiofonico per essere un monologo teatrale. Le storie erano belle, ma non mi hanno rapita.”

Su Mangiami l’anima e poi sputala di Fibre Parallele

“Veritiero, attuale, blasfemo,”
“Di un angoscia quasi svenevole la parte iniziale, dove ho rivisto tutta la mia stupida famiglia nel buio della “fede” me inclusa. Che schifo. Già come incipit è stato notevole. La salvezza è arrivata un po’ in tutti i sensi con ‘sto Cristo rumeno che era perfetto, in tutto. Stronzo, dolce, cordiale, scontroso. Esattamente come ognuno di noi: Dio si è fatto uomo per noi, si è fatto l’appartamento, il Rolex e una sana scopata. Le registrazioni poi mi hanno lanciata in un fantascientifico tunnel demenziale, un po’ Mel Brooks, un po’ Fratelli Cohen, un po’ Kevin Smith: quel demenziale agrodolce che non capisci se è così, se ti prendono per il culo e se è tutto davvero così iperbolico. Poi realizzi che è Radio Maria, è tutto vero e non è un film. Bello. Mi è piaciuto proprio. Poi la musica.. a me il trash piace da matti e Cristo che balla Haiduchii mi ha fatto per un attimo ritrovare la fede. Bellissimo.”
“Qualcosa di particolarmente intrigante. Fantastico. Mi ha colpito la storia, la cattiveria sottile con cui dall’inizio alla fine hanno criticato la religione di adesso e come la gente la vive. Un po’ forse perché la penso proprio come loro. Ho apprezzato anche i vari momenti trash e di ironia che hanno fatto. È stato giusto, divertente e serio parallelamente. Sono riusciti a rendere a pieno la situazione religiosa che esiste sopratutto al Sud. Magnifici”
“Ironico e impegnato. All’inizio non avevo capito bene di cosa trattasse, quindi ero un po’ spaesata, ma a un certo punto è scattato il meccanismo e ho iniziato a capire e ad apprezzare. Gesù che balla Dragostea mi ha stesa, sono morta dal ridere. A modo mio io ci credo in un Dio cristiano, e questo spettacolo non l’ho percepito come una demolizione totale ma come un’umanizzazione di un Dio che è stato troppo a lungo su un piedistallo e lontano dalla sua natura umana. È una demolizione per quel che riguarda le parti innegabilmente retrograde e marce (gli spezzoni di Radio Maria facevano accapponare la pelle), ma tutto sommato lascia posto a un piccolo spiraglio. Mi sarebbe piaciuto parlare con gli attori per capire se me lo sono solo immaginato o se esiste davvero. Forse l’ho voluto vedere, credo che non lo intendessero. Beh, mi hanno fatto riflettere, questo basta.”

Su Made in China – Postcards from Van Gogh di Leviedelfool

“Estetico, narrativo, che fa riflettere.”
“Sono rimasta colpita sopratutto dall’inizio quando ha parlato dei dettagli e delle piccole cose che facciamo e che sono sempre fisse. E poi la fine è stata spettacolare per me: quando ha fatto il pazzo mi sembrava di esserlo anche io.”
“Magico, forte e profondo. Mi ha preso, colpito e distrutto lentamente l’anima. Mi ha commosso, mi ha rapito, mi ha reso parte di quella storia. Lui ha dimostrato di essere all’altezza anche questa volta, sincero, vero. Lei, semplicemente perfetta. Le lacrime, il cuore che urlava… uno spettacolo che si esprime da solo. La scenografia era giusta e quei petali che lentamente toccavano il pavimento… era come se fossi io il pavimento, la malinconia giusta che ti invadeva l’animo. L’ho amato.”
“Io voglio fare la loro groupie, seguirli e vederli cambiare. Lei era meravigliosa, ero incantata e a volte nemmeno l’ascoltavo: mi concentravo sul suo sorriso! Lui è stato nuovamente giusto, ha questo modo di fare così folle: io amo la follia. Tutto stomaco. Non avevo molte parole e non ne ho tuttora. Ho solo facce e sensazioni.”
“Il parallelismo tra Van Gogh e la continua frenetica produzione “Made in china” era difficile. Lì per lì non sono riuscita a cogliere il collegamento. Mi sono limitata ad apprezzare da morire le singole parti, la scena, i costumi, i diversi modi di parlare. E lo scambio stupendo che c’era tra loro: così diversi, così belli insieme. Ho vissuto lo spettacolo domandandomi sul perché dell’associazione e su cosa avessero in comune Van Gogh e la Cina. Solo dopo a mente fredda ho colto più dettagli: come l’elenco compulsivo delle opere di Van Gogh che fa lei mentre lui fa il pazzo, come se fossero gattini di plastica sfornati uno dietro l’altro da una fabbrica instancabile. E poi la compulsione dell’artista nei confronti del colore e il collegamento tra l’ombrellino e il girasole. È uno spettacolo da masticare un po’, che riguarderei volentieri per capire ancora meglio.”

Su Tacto di Officine Tesla

“Idea originale e divertente, ma da quel poco che visto mi ha dato l’idea di non essere ancora completa. Mi è sembrato che il tavolo non si riuscisse ancora a comandare in modo preciso, ma credo che se continueranno a lavorarci verrà fuori una cosa fantastica.”
“Spacca! L’idea della vicinanza, abbattere le barriere sociali, e s’intende anche i luoghi oltre alle situazioni, il fatto che ci si possano ritrovare a smacchinarci mio nonno insieme al ragazzetto del parchetto sotto casa mi sconfinfera assai. É accessibile a tutti. Incredibilmente tanta roba. Poi loro mi sono piaciuti di brutto. Sono una bomba e la loro apertura alle competenze di tutti è completamente in linea con quel tavolo. Mi sono innamorata di loro.”
“Bellissimo concetto e bell’ambiente in cui è nato. Il tavolo rotondo, l’interazione… mi è davvero sembrato un punto di incontro e un creatore di incontri e occasioni. Un traduttore efficace di cui tutti avremmo bisogno.”

Su Parashurama di Mario Barzaghi/Teatro dell’Albero

“Magnifico, magnetico, incantevole.”
“Fantastico. Qualcosa di nuovo, innovativo, che rapisce nella semplicità di quei gesti, perfetti e studiati. Un’arte.”
“Ipnotico. Non ho mai visto una persona controllare così tante fasce muscolari contemporaneamente: sopracciglia, zigomi, dita, braccia, addome, gambe, piedi. Impressionante è anche l’attenzione incredibile ai piccoli dettagli. Sono rimasta incantata, con lo sguardo fisso sul suo corpo nel disperato tentativo di non perdermi neanche un gesto… tanta roba! Piuttosto intuitiva la storia e facilmente deducibile dai movimenti del guerriero, soprattutto nella seconda tappa. Mi è piaciuta l’idea di tradurre i suoi movimenti durante la trasferta: mi ha aiutato a comprendere meglio il metodo di “translating” dei gesti. Mentre lo guardavo cercavo di trovare qualche dettaglio, qualche ruga che richiamasse la sua età, ma niente: una roccia di uomo.”
“Ho trovato divertente vedere le facce dei passanti interrogarsi su cosa stava accadendo!”
“Mi ha colpito tantissimo: non potevi staccargli gli occhi di dosso. La cosa che mi è piaciuta di più è senza dubbio il luogo. Credo fermamente che talvolta l’arte debba andare a prendere le persone per mano e farsi conoscere piano piano. Lui si è preso su ed è andato in centro il sabato mattina, scommetto che qualcuno che lo ha visto si sarà domandato qualcosa di più di “ma chi è quello spostato?”. Se un attore riesce a provocare domande sul significato del suo lavoro allora può dirsi soddisfatto. Credo che molte passanti se lo siano chiesti e abbiano riflettuto un po’ di più del solito.“

Su Vania di Oyes 

“Sentito, angosciante, lineare”
“Spettacolo molto schematico, la storia era lineare ed aveva un senso logico. Bello, gli attori bravissimi. Ho apprezzato la scenografia, le luci, l’idea della console come camera dove c’era il padre in coma e gli spazi di pausa.“
“Quando guardo uno spettacolo penso molto anche a quanto sono bravi gli attori a non far vedere di esserlo e loro erano riusciti a farmi entrare abbastanza dentro alla storia anche se la trama era molto semplice e lineare.”
“Scenografia interessantissima: è l’aspetto che ha tirato su tutto lo spettacolo. La storia non era male ma l’ho sentita molto distante: non sono riuscita ad immedesimarmi né a riconoscermi in un qualsiasi aspetto di quelli raccontati. Mi è piaciuto molto il fatto che gli attori fossero in un certo senso anche tecnici: l’interazione con la console/letto mi ha affascinato.”

Su H+G di Teatro della Ribalta / Accademia Arte della Diversità – Accademia Perduta/Romagna Teatri

“Commovente, innovativo, geniale.”
“Pelle d’oca! Fighissimo l’utilizzo di luci, ombre, calamite e metalli. L’idea del bosco realizzato con la torcia tra i rametti è stata pazzesca! Meravigliosi i performers: il narratore mi ha stregato da morire, l’idea che fosse lui a scolpire i personaggi, a modellarli e a guidarli in modo figurato è una bomba. Mi è scesa una lacrimuccia alla fine: la scena delle ombre delle mani della madre sui volti dei bimbi mi ha sciolto.”
“Mooolto bello. Mooolto interessante l’uso delle luci, quella specie di lavagna, la resa del bosco.”
“Mi è piaciuto tantissimo: la posizione del “palco”, il ritmo e la “semplicità” (alla fine non avevano tanta scenografia e quella che c’era era molto minimale ma il bello è stato anche quello). Ho sorriso come una deficiente per tutto il tempo ma più di una volta mi sono commossa anche io. Se potessi tornarlo a vedere, ci andrei subito.“
“Esteticamente bellissimo, mi ha rapito e commosso. Non riesco bene a descrivere cosa ho provato, cosa mi ha trasmesso: tenerezza? Bellezza? Tristezza? Stupore? Credo tutto. Uno spettacolo che si rivela indescrivibile ha centrato il punto.”

Su Crash Flight di Ondadurto Teatro

“Leggero, spettacolare, deludente.”
“A me è piaciuto molto, la storia si seguiva bene e mi ha dato l’idea di essere dolce e leggero. Penso che nel contesto del festival ci sia stato proprio bene.“
“Un sogno bellissimo. Dinamici e pieni di bella immaginazione. I cambi di scena erano semplicissimi ma incantevoli. Nel senso: Incantati, cantanti. Ci stava un po’ di romanticismo, una storia semplice, giocosa e colorata.”
“E’ stata l’unica compagnia a fare uno spettacolo all’aperto che ci ha concesso di sbirciare il dietro le quinte prima dello spettacolo: il montaggio, i macchinari. In questo modo ci siamo fatti un’idea dell’immensa scenografia, del lavoro che ci sta dietro, delle numerose prove sotto il sole. Tutto questo ha fatto alzare l’interesse. Al contrario di molte altre volte in cui sono entrata a teatro completamente ignara di cosa e chi avrei visto, questo spettacolo aveva fomentato in me tante aspettative, soprattutto legate ai materiali che avevo avuto modo di riconoscere tra i tanti, come i tessuti e le composizioni di banchi. Vedere questi materiali prima dello spettacolo mi aveva fatto pensare che ci fossero numeri di acrobatica a terra e aerea su tessuti, cosa che invece è stata appena (molto appena) accennata, distruggendo tutti i miei castelli. A parte questo, lo spettacolo è stato bello, dinamico. Il cambio di scena molto divertente e azzeccato per realizzare lo scorrere del tempo. Ci sono state molte scene leggere, divertenti, romantiche, dolci, semplici, adatte a tutti, famiglie, bimbi, ragazzi. Non mi ha emozionato particolarmente come altri ma mi ha intrattenuto per un’oretta piacevolmente.”

Su Secret Sound Stories di V XX ZWEETZ
“Meraviglioso, qualcosa di magico, un mondo a parte. Ci entri e sembra che tutto intorno scompaia, sei lì, cammini tra le persone senza che loro ci siano, e ascolti, ascolti una voce, un sospiro, una storia. Ti interessi, ti emozioni, ti rapisce e non vuoi più lasciarla, quella sensazione di abbandono dopo aver posato le cuffie è uno shock difficile da superare.”
“Idea geniale. Magica. Mi ha rapito dal primo istante in cui ho messo le cuffie e la voce ha iniziato a parlare. Assolutamente un’insieme di emozioni forti che mi hanno colpito, storie che quasi riuscivi a vivere e a rendere tue.”
“Mi sono innamorata… avevo in cuffia la voce di una ragazza che a sentirla sembrava dolcissima, sembrava bellissima. Mi ha raccontato la storia di un olmo, mi pare. Non ricordo bene perché ero troppo concentrata sulla sua voce, più su di lei che sulla storia che mi stava raccontando. Ho avuto una voglia incredibile di abbracciarla, mi sono trattenuta dal cercarla. Rimarrà un’amore al buio.. trasparente, puro così.. semplice!”
“Spero di rincontrarli un giorno. È stata la scelta più azzeccata del festival: grazie dell’esperienza meravigliosa.”

Su Kalinka di Nando e Maila

“Fighi. Che cazzuta lei, perfetto stereotipo della russa che sa fare tutto. La parte di circo piccola e simpatica anche se niente di che, mi sono piaciute molto di più le combo musicali. Che spacconi cacchio. Rendiamoci conto che lei suonava e giocava. Altro che valletta di scena! Che tipi. Fortissimi!”

Su Dopodiché stasera mi butto di Generazione Disagio
“Divertente, interattivo, realistico.”
“Qualcosa di fuori dal comune, fuori dalle mie aspettative. L’idea di trasformare il teatro in una televendita, in uno show è stata pazzesca. Poter interagire durante tutta la durata dello spettacolo con loro ci faceva entrare ancora di più in quello che era il gioco malato di questi quattro pazzi. Un ottimo modo di criticare la società attuale, ciò che siamo e come reagiamo alle cose. C’era tutto e in maniera assolutamente perfetta. Li ho amati, e tutt’ora ripensandoci mi esalto. Un grande effetto me lo hanno dato anche gli striscioni appesi sullo sfondo e la canzone iniziale dello Stato Sociale. Giusta.
“Non mi aspettavo così tante risate. Sono davvero bravi e uno dei punti a favore di questo spettacolo è il coinvolgimento del pubblico che ti fa sentire ancora più immerso nel gioco con loro.”
“Mi hanno stesa. Bravi, simpatici, coinvolgenti, impegnati ma leggeri, ironici, pazzi. Insomma tutte. Adattissimo a un pubblico giovane ma consapevole e autocritico. Credo che senza autocritica non scatterebbe così efficacemente il meccanismo comico. Ridi e pensi, e non esci dalla sala liberato, ma pieno. Nessuno muore alla fine, tu esci intrappolato in tutto quello che ti hanno buttato addosso, ma lo fai ridendo un po’ amaramente. Interagire con gli attori ti fa sentire parte integrante dello spettacolo, ti parlano direttamente, non puoi distrarti. Ti senti un disagiato come loro ma non sei a disagio in quella sala a ridere con i tuoi vicini di posto.”

Su Il Minotauro di Zaches Teatro

“Intrigante, innovativo, bello! “
“Mi è piaciuto moltissimo! L’idea di rappresentare i personaggi come statue l’ho trovata geniale, mi sembrava di essere in una gipsoteca a guardare delle statue animate. Ho trovato molto interessante lo stratagemma usato per il sangue. Il gioco di luci ed ombre mi ha molto impressionata.”
“La storia la sapevo, mi aspettavo un finale diverso. Però la resa era bellissima, l’idea delle statue fantastica, le luci azzeccatissime. C’era un sottile senso di inquietudine che ha aumentato la tensione e ha tenuto tutti sospesi fino alla fine. Forse è per quello che ci si aspettava un finale col botto. Loro erano danzatori, forti e aggraziati, potenti e delicati, davvero uno spettacolo.”
“L’ho trovato molto vuoto di emozioni, avrei voluto che almeno nelle scene di danza trasparisse un minimo di intenzione. Mi aspettavo una loro interpretazione ed un finale diverso.”
“Ho apprezzato tantissimo il loro modo di combattere e di utilizzare determinati movimenti, anche le parti recitate sono state efficaci e giuste. È stato davvero forte, d’impatto.
“E’ stato davvero bellissimo e scommetto che i fisici degli attori abbiano fatto molto, insieme alle loro espressioni, alle luci, alla drammaturgia, ai costumi e al ritmo in cui si è svolto. Penso che sia stato proprio fantastico.”
“Mi è piaciuta tantissimo l’idea di pitturare di bianco i corpi delle statue, perché effettivamente si trasformavano. C’era poco parlato ma non era neanche necessario perché c’era sempre questo incalzante movimento. Se fosse durato cinque minuti di più sarebbe stato troppo, infatti è stato perfetto, l’ho trovato molto molto bello e con un’ottima conclusione.
“Bellissimo esteticamente, i corpi-statue erano ipnotici. Il gioco di luci e teli mi ha fatto rimanere a bocca aperta. Tuttavia l’ho percepito come cruda esposizione di corpi e movimenti, quasi una sequenza di virtuosismi. Non mi ha fatto pensare, non mi ha provocato altra emozione se non lo stupore. Credevo di vedere il viaggio dell’eroe che diventa mostro, ma lo spettacolo è finito quando meno me lo aspettavo. Volevo di più.“