Il funambolo ha preso tutti per mano e ci ha trascinato in una traversata incredibile. Dire che l’esperienza della Konsulta sia stata piena, intensa e vissuta sarebbe dir poco, è stato molto di più.
Laboratorio, Cantieri, spettacoli, esiti, foto e soprattutto gli ospiti da Roma e Arezzo hanno impiegato ogni momento della Konsulta, che non è mai stata ferma e ha toccato con mano ogni singola faccia di Trasparenze.

Quest’anno è stato famigliare e diverso al tempo stesso, il che ha portato a diverse riflessioni su quanto accadrà in futuro. Qualcuno ha parlato di consolidamento, qualcuno di rivoluzione, noi abbiamo visto il potenziale che la bellezza creata da Trasparenze può avere e non vediamo l’ora di portarla all’atto.

 

Per raccontare nel pratico quello che abbiamo visto e vissuto partiamo dall’inizio.
Martedì 9 maggio abbiamo inaugurato il laboratorio di sguardo critico curato per la Konsulta da Giulio Sonno. Ci è stata posta una sfida, parlare di ciò che vedevamo senza usare le parole taboo, quelle dietro le quali è facile ripararsi quando si esprime un’opinione su uno spettacolo. E quindi niente “bello” e “brutto”, niente “lungo” e “corto”, niente “ho capito”, niente “mi ha emozionato”, niente “noioso”, “divertente”, “interessante” e così via. Il punto di partenza era sempre lo stesso: “che cosa ci vedete?”. Quello che sembrava impossibile all’inizio si è trasformato sempre più in un esercizio di elasticità, la paura di dire la cosa sbagliata si è rivelata voglia di confronto. Il giusto e lo sbagliato hanno smesso di esistere, è rimasta solo la nostra esigenza di esprimerci e di capire cosa l’altro avesse da dire. Giulio Sonno è stato la spinta e la scintilla che ha permesso alla Konsulta di accendersi: ci ha proposto spunti di riflessione e domande che hanno stimolato l’universo sepolto di pensieri da tirare fuori.

 

Il progetto Cantieri è stata un’altra novità di quest’anno. Quattro giovani compagnie e artisti, selezionati dalla Konsulta, hanno accolto la sfida di creare qualcosa di nuovo partendo dal tema che gli abbiamo consegnato. Durante il percorso abbiamo potuto assistere al processo di creazione che ha portato Teatro Ebasko, The Baby Walk, Aleksandros Memetaj e Illoco Teatro a esporre la loro idea di Limite nella serata finale del festival. Anche questo progetto è stato grande spunto di dibattito e riflessione, non solo tra di noi ma con le compagnie stesse.

Foto di gruppo delle compagnie con Konsulta, direzione artistica e Giulio Sonno dopo gli esiti del progetto Cantieri

"Chained to the rhythm" #konsulta #Trasparenze5 @traspafest #teatroebasko

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Limiti..Confini..Barriere #Konsulta #Trasparenze5

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Dopo averli selezionati dalla Chiamata per Spazi Urbani, abbiamo toccato con mano anche Cabine Telefoniche Letterarie di Teatro Magro, Y – La variabile del calcio di Dynamis e le performance di Giselda Ranieri/Aldes, dove divertimento e emozione hanno fatto da protagonisti.

Mano sul cuore per il nuovo inno nazionale #Trasparenze5 #dynamis #konsulta @traspafest

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Cogliere l'occasione…stazione dei treni di Modena #trasparenze5 #konsulta

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La Konsulta quest’anno si è allargata, accogliendo una delegazione di studenti della Sapienza e la II E dell’istituto Vittoria Colonna di Arezzo. I ragazzi di Arezzo si sono uniti a Trasparenze dopo che, nell’ottobre 2016, la Konsulta è stata ospite del Festival dello Spettatore. Da questo incontro è nato il progetto “Spettatori Erranti/ Gite Contemporanee” con la collaborazione della Rete Teatrale Aretina. Abbiamo così accolto l’entusiasta II E e i ragazzi per due giorni si sono uniti alle nostre attività. Con la presenza dei ragazzi da Roma e partecipazione da Arezzo abbiamo preso parte all’incontro svoltosi sabato 13 maggio “Il pubblico tra formazione, informazione e deformazione” in cui abbiamo discusso anche del nostro ruolo e del nostro punto di vista.

Il contest fotografico quest’anno ha visto spiccare la Konsulta Aretina, non solo per la bellezza delle fotografie, ma per l’insieme di immagini e parole che hanno regalato grandi emozioni alla giuria. Alla fine si è deciso di premiare due fotografie, anche se molte avrebbero meritato il titolo.

La prima è di Nicolò, che ha saputo coniugare la traversata del funambolo con la traversata della città e l’idea di un limite che non esiste.
La seconda è quella di Marta, che tra le foto finaliste è stata quella a riscuotere più consensi sui social.

Verso l'infinito e oltre… #trasparenze5 #konsulta #Modena #teatro

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•forse hai solo bisogno di guardare oltre• #trasparenze5 #konsulta #teatro#theatre @fattiditeatro

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Infine, ecco alcuni pensieri, impressioni ed emozioni scaturiti dalla Konsulta

Miranda : In uno spettacolo chiedevano cos’è per te casa… Bene per me casa è il teatro, le persone che ci trovo e con cui condivido le emozioni che mi arrivano dal palcoscenico, la konsulta, il konsulta corner, gli attori, i tecnici, chi ne sa più di me e che può insegnarmi, donarmi, trasmettermi qualcosa. Il festival è stata un occasione d’oro per una riflessione e una crescita personale significativa, non solamente relativa al teatro ma anche alla mia persona. Sento di essermi, almeno un po, migliorata, sviluppando alcuni aspetti di me stessa che voglio coltivare ancora.

Eleonora: Sento che stare in vostra compagnia e nel clima del festival mi fa rischiarire le idee e grazie anche agli spettacoli, tutti diversi ma che lasciano sempre qualcosa, arrivo a casa con un bel pacco di cose a cui appigliarmi per riflettere

Paola: Mi ha reso orgogliosa. Felice e in un certo senso vulnerabile perché sapevo che alla fine ne avrei sentito la mancanza.
Konsulta è condivisione, amicizia, pianti, risate. Un gruppo così diverso ma alla fine tanto uguale. Non sono mai stata un’amante del teatro, ma perché non sapevo nemmeno cosa fosse realmente, non sapevo potesse entrarmi dentro tanto. Alla fine è come la conoscenza con una persona nuova: devi imparare a parlarci a lasciarti abbracciare, talvolta ci litighi perché ti fa arrabbiare e altre volte di chiedi come facevi ad esistere prima.

Gaia: Io mi sono innamorata, tutti i giorni di tutti (…) La cosa che più mi piace è il chiaro intento di voler avvicinare il teatro e tutto quello che ci sta dentro alle persone. È per questo che amo Trasparenze. Perché è Trasparente. Perché cerca tutti. Perché vuole includere tutti. C’è tanto amore e lo vedi in ogni faccia, di chi ci lavora e di chi arriva così, forse anche un po’ per sbaglio, perché gli hanno solo detto che c’era “Sta roba che è figa”. Volontari e e non, insieme ad occhi aperti, con l’energia che solo chi ama può mettere. E tutti stavano amando.

Erica: Trasparenze quest’anno mi ha messo alla prova tanto. Mi ha provocato emotivamente finché non ho dovuto cedere e aprirmi a emozioni scomode. Un critico durante l’incontro si sabato pomeriggio fece un discorso che mi è rimasto impresso, disse che è più comodo e facile stare nella propria sonnolenza, nelle proprie abitudini, nelle proprie sicurezze e che lo spirito critico ci obbliga ad uscirne e a mettere in crisi queste certezze facendoci scontrare con un mondo imperfetto e crudele.
Questa crisi, mi pare di averla vissuta eccome e più volte, ma grazie alla Konsulta sono riuscita a fare il passetto successivo analizzando gli elementi assieme, confrontandomi, rendendomi conto che non ero l’unica a provare quelle emozioni e a capire come affrontarle. E sono riuscita a crescere tanto, e a prendere il più possibile dalla Konsulta e da me stessa. Non è stato facile per me lasciarmi andare a questo continuo salto da un’emozione all’altra, e a questa “sindrome pre-crisi”, ma sono contenta di averlo fatto perché ci ho guadagnato tanto.

Sara: “Senza un limite con il quale confrontarsi, scontrarsi, superarsi, l’individuo è incapace di sviluppare un’identità”. Rifletto su queste parole, che trovano sicuramente un parallelo con l’esperienza del festival. “Il limite ci mostra una soglia invalicabile, ci porta a desiderare, ci spinge a evadere”. In parte, in me stessa, il limite è stato il teatro stesso, il viverlo non più come osservatrice ma come abitante. Ne dalla parte del palcoscenico, ne dalla parte della platea, ma esattamente nel mezzo, nel confine, rendendo proprio un confine uno spazio abitabile.

Ste: Per me è stato sempre impossibile esprimermi liberamente e condividere con gli altri ciò che sentivo, in qualsiasi situazione.
Trasparenze quest’anno ha lasciato un’impronta pesante nell’anima di tutti coloro che lo hanno attraversato e personalmente sento di essere cambiata profondamente. Questo festival e la partecipazione attiva di tutti mi ha mostrato palesemente che cosa significa “esigenza espressiva” l’importanza di condividerla e gli effetti che produce. Ho eretto muri, barriere protettive per tutta la vita, perché credevo lo si dovesse fare per sopravvivere, ma trasparenze mi ha permesso di abbatterli, almeno in gran parte, dimostrandomi che per “vivere” i muri e le barriere vanno abbattuti. Molti di questi muri sono rasi al suolo ora, ed è stato possibile grazie alla partecipazione sensibile e umana di tutti coloro che vi hanno fatto parte, senza risparmiarsi, permettendo questo meraviglioso incontro. “Casa: è dove posso sentirmi me stessa”.

Beppe: Non è semplice raccontare Trasparenze. Non è semplice perché sono troppe le emozioni e le riflessioni che ogni anno questo festival mi porta a provare. Parlo di emozioni perché ogni singolo angolo, posto, spettacolo, persona che è presente in quei giorni di festival mi porta a provarne tante. Parlo di riflessioni perché proprio qui mi viene data la possibilità di riflettere, da solo o con altri.
Trasparenze é quel momento dell’anno che aspetto con ansia perché mi dà la possibilità di staccare la spina, di distaccarmi dalla mia vita quotidiana e di riprendere a respirare per cinque giorni. Trasparenze é quel luogo dove vivo, a pieno ogni giorno, perché mi sento vivo a Trasparenze.

Cate: Quest’anno da Trasparenze mi porterò a casa gli sguardi. Occhi sempre attenti e curiosi, felici anche nella frenesia del festival. Ho visto sguardi di pura gioia nell’incontrare vecchi amici; di soddisfazione per quello che stavamo creando, che si stava venendo a creare senza saperlo. Una casa, un luogo familiare abitato da tanti estranei consapevoli che quello è un posto sicuro dove stare. Un luogo lontano dal tempo, con dei ritmi propri, un mondo a parte dove ogni anno mi riscopro, ci riscopro. Vi ascolterei parlare per ore, vorace di conoscenza, del vostro punto di vista. Grazie per questi giorni condivisi, grazie per i vostri sguardi attenti e colmi di allegria.

Gruppo da Roma (sul sito https://metareale.wordpress.com pubblicheranno a breve un resoconto del festival)

Amedeo: Partecipare a questo evento è stata una nuova e speciale esperienza. Spero di poter partecipare di nuovo ad eventi di questo tipo e magari allestirne uno direttamente come avete fatto voi!

Roberta: Sicuramente è stata un’esperienza intensa e interessante, un’esperienza che ci servirà per le prossime. Spero sia stato utile anche per voi incontrare noi, abbiamo cercato di mostrarvi le nostre visioni ed esperienze diverse dal vostre di vissuto. Spero che il nostro incontro con noi per voi possa essere stato utile quanto per noi nel conoscere nuove realtà.

Angela: Vivere Trasparenze è stata un’esperienza decisamente stimolante. Parlo sia della possibilitá che ci ha offerto dal punto di vista spettatoriale, che di quello relativo al confronto che abbiamo avuto con voi.

Stefano: I confronti civili che abbiamo avuto e gli spettacoli che abbiamo visto, ma in generale tutto il festival rientrano proprio in quelle esperienze formative che servono per la vita e per il proprio bagaglio culturale.

Chiara: Assolutamente una fantastica esperienza! A casa ci siamo portati tanto! Mi sono divertita molto, è stato bello confrontarmi con voi, ascoltatrvi, molto “formativo” direi

E per i prossimi mesi di nostalgia, per aspettare il momento in cui Trasparenze6 prendere forma, ecco la playlist collaborativa ufficiale del festival